Di panza crescente, sonno calante e voglia di scrivere

Come va?

bah

Diciamo che va bene. La panza cresce e nonostante il peso resti sui accettabili livelli di crescita, ovvero sei kg in cinque mesi e mezzo: un aumento di tutto rispetto, se si considera che per il nano primigenio a questo punto della gravidanza ne avevo presi ben sedici. Però avevo smesso di fumare e me magnavo la qualunque. Resta il fatto che pare che pure questo inquilino tenda all’opulenza, quindi non si esclude un secondo taglio cesareo: non è che la cosa mi esalti più di tanto, ma evito di trifolarmi la mente e gli zebedei pensandoci troppo, che tanto non ci posso fare niente quindi staremo a  vedere.

Il grande ha preso un bel ritmo all’asilo. Il gatto fa arrabbiare come al solito e la voglia di usarlo come antistress naturale è fortissima ma mi modero, che non è così popolare legnare l’animale domestico di appartenenza da mane a sera. E io, signore e signori, non dormo una stracippa di niente. Non poco, proprio tra un cavolo e un cavolo di niente. Tipo che stanotte alle tre ho aperto un occhio e ancora non l’ho richiuso. Poi dici che a una viene mal di testa. Epperforza.

Però stanotte, mentre facevo una lavatrice con una carogna di nervoso sulle spalle che levati, ho avuto un’epifania. Mi sono detta: ma perché anziché dissipare tempo ed energie nella triste emulazione della casalinga di Voghera (emulazione che, tra l’altro, non mi riesce nemmeno tanto bene, che io alla casalinghitudine non sono proprio portata), io non mi dedicassi piuttosto nella più piacevole attività di dare sfogo a tutta la mia creatività che dalla nascita del primo nano ho malamente accantonato?

Detto fatto: ho rinfrescato lo Stranello, il lievito Madreh che mia cugina mi ha regalato e che pare non sia destinato a fare la fine degli altri tentativi, leggi anche alla voce lancio carpiato nel bidone dell’umido e ho iniziato a scrivere una cosa qualunque, così, per vedere se ero ancora capace. Che l’ultimo romanzo/racconto scritto di mio pugno con un inizio e una fine risale al 2006. Cioè, ben OTTO anni fa. E mi reputo ancora una scrittrice. Pazzesco.

E il risultato non è stato male. Anzi. Ma devo impormi di dedicarci almeno un po’ di tempo tutti i giorni, anche solo mezz’ora, fosse anche per scrivere tre righe. Me l’ero ripetuto tante di quelle volte da essermi venuta a noia da sola. Ma mi sono bastate quelle tre pagine scritte alla rinfusa e di getto sul mac, archiviate sotto il nome di “boh” a farmi capire che no, non sono il cambio degli armadi o la dispensa in ordine a mettere pace nella mia vita. Solo il rumore delle dita che battono sulla tastiera mi danno quel solletico nello stomaco, quel senso di distensione e di eccitazione al tempo stesso.

Adesso vado, che c’è un bipede di un metro da andare a recuperare all’asilo.

Aldo e Gaia

O1xW7VdAldo e Gaia avranno sì e no venticinque anni in due. Aldo e Gaia sono fratelli e sono i miei vicini di casa e ovviamente non sono questi i loro veri nomi ma va bene così.

Aldo e Gaia hanno la pelle color terra bruciata, perché in casa ci passano solo il tempo strettamente necessario per dormire e mangiare qualcosa presumibilmente molto di fretta, dato che sono secchi come spilli. Hanno gambe lunghe e affusolate, scattanti e occhi mobilissimi. Non stanno mai fermi, Aldo e Gaia: se non vanno in bici si rincorrono per tutto il giardino, la maggior parte delle volte con qualcosa in mano e nel novanta percento dei casi il qualcosa in questione è un oggetto di una pericolosità inaudita. I nonni sono muratori e la casa se la sono tirata su dalle fondamenta da soli in questi tre anni: Aldo spesso aiuta il nonno nei lavori pesanti. Una volta dalla finestra mi sono accorta di essermi fermata impietrita davanti alla scena di lui, piccolo, che porgeva al nonno una sega circolare. Così, come se Ale mi passasse un trinciante mentre cucino. In tre anni ha collezionato: un braccio rotto, una serie pressoché infinita di bernoccoli e sbucciature e non so che altro. Il cuginetto di un anno e mezzo è sulla stessa lunghezza d’onda e appena trova qualcosa di contundente ci si lancia sopra  a bomba.

Aldo è il più piccolo tra i due; avrà tra gli otto e i dieci anni. I suoi capelli sono di un biondo abbagliante, gli occhi verdi ti fissano con la stessa profondità di quelli di un adulto. Quando lo sgridano sale sulla piccola ruspa che il nonno tiene ancora in giardino per completare i lavori intorno a casa e se ne sta li per delle mezz’ore intere, con le braccia serrate sul petto e lo sguardo corrucciato, quasi tenebroso. Fissa un punto lontano, verso il mare che da casa sua non si vede, ma lui sa che è da quella parte.

Gaia è un’adolescente ancora acerba: ha un fisico da ginnasta o da ballerina, con le gambe e le braccia lunghe e snelle e un portamento altezzoso. Tiene sempre la testa bella in alto, e ha uno sguardo sfuggente. Quando sorride però, è bellissima. Farà girare la testa a tanti malcapitati, ma per il momento si gode ancora le corse nei campi con il cane e il fratello. E fa bene così, che di impazzire dietro a un uomo di tempo ne ha tantissimo, ma per correre e giocare con la testa così leggera non gliene è rimasto tanto.

Aldo e Gaia mi fanno sorridere e intenerire ogni volta che vado sul terrazzo a stendere i panni e mi fanno pensare che ci sono ancora dei ragazzini normali, con dei genitori normali, su questo pianeta. A volte penso che se non avessi tanto da fare sarebbe bello poterli osservare per ore, riempiendosi gli occhi e il cuore della loro spensieratezza. Anche se non li conosco quasi per niente un po’ di bene gliene voglio lo stesso, perché mi ricordano di come ero io alla loro età, fisico a parte ovviamente: io più che una ballerina sembravo una lanciatrice di giavellotto. Ma va beh, mica si può avere tutto. E comunque in comune con loro ho avuto la cosa più importante e impagabile: un’infanzia spensierata. Ed è lo stesso grande regalo che vorrei avessero i miei figli. Eccezion fatta per l’uso della sega circolare: ruspanti sì, ma con tutti gli arti interi e al loro posto.

Ready, steady, school!

searchDomani inizia l’asilo. La scorsa settimana c’è stata la riunione preparatoria, l’unica alla quale presenzio, perché è l’unica in cui vengono fornite le informazioni pratiche che servono, tipo gli orari, quando inizia il servizio mensa, a quanto ammonta la retta eccetera. Durante il resto dell’anno le informazioni importanti vengono messe in bacheca e nell’armadietto di ogni bambino. Inoltre, se proprio c’è qualcosa di urgentissimo da comunicarmi, hanno tutti i miei recapiti telefonici, lavoro e marito compresi. Quindi io non capisco proprio perché ci sia bisogni di farne altre cinque o sei, di riunioni, durante tutto il resto dell’anno. Insomma, stiamo parlando dell’asilo. Quel posto in cui un bambino gioca con altri bambini come lui, si sporca con una media da fare invidia a un maiale, impara a usare il bagno in maniera autonoma, mangia tutto ma proprio tutto, soprattutto quello che a casa ti tirerebbe dietro volentieri e che non strozzerebbe manco sotto tortura. E comunque quando ci vai, a una riunione dell’asilo, capisci tante cose; ma non riguardo agli amichetti di tuo figlio, no. Sono i genitori, che vanno osservati e ascoltati e inquadrati bene, in modo da non invitare mai e dico mai il loro bambino ai compleanni del tuo.

La mamma coinvolta. Lei sa tutto. Non saprai mai dove reperisce tutte quelle informazioni, probabilmente conosce un pezzo grosso negli uffici della direzione didattica o giù di lì. Sa cose che tu, umano che ha un figlio, degli interessi e un lavoro (leggi: una vita), non saprai mai. Sa i nomi dei fornitori della mesa a memoria, potrebbe citarti tutte le tabelle nutrizionali raccomandate dall’OMS negli ultimi cinque anni, conosce i programmi didattici di tutti gli altri asili della provincia in anticipo rispetto alle insegnanti. Ovviamente, è una rompipalle esagerata, si intromette in continuazione, ha una sua opinione inamovibile su tutto. In altre parole, è insopportabile e suo figlio/a se possibile è ancora peggio.

La paranoica. Quella che teme di lasciare suo figlio davanti alle porte dell’inferno e che il bidello di cognome faccia Caronte. Di regola saluta il pargolo con un pathos che nemmeno le telenovelas sudamericane. Una di queste, alla riunione della settimana scorsa, ha chiesto se ai bambini si da da bere quando hanno sete oppure no. Davvero, questo è il livello. Poi uno si chiede perché io non ci vada quasi mai, a queste riunioni…

La polemica. Sempre e comunque, ha da ridire per la qualunque. E l’erba del giardino è troppo verde, e gli scivoli sono troppo scivolosi, e i bambini fanno troppi lavorini, e poi ne fanno troppo pochi e via così. Anche i figli di questa qui sono dei rompicoglioni esagerati, che ve lo dico a fare.

La salutista. La salutista ha a cuore tantissimo la salute dei figli ed è convinta che questa passi esclusivamente da quello che mangiano. Concordiamo sul fatto che caramelle gommose, merendine, patate fritte e affini non siano alimenti consoni per i nostri figli e che mai e poi mai andrebbero somministrati in una mensa scolastica. Ma la salutista va oltre: ottiene di poter assaggiare i piatti cucinati, rompe le palle se non le piacciono, si batte perché l’acqua somministrata sia quella che vuole lei, è capace di richiedere una riunione extra per togliere gli agretti dal menu (?!?!?!). Ovviamente, se le chiedi che lavoro fa, è la cosa più lontana dal professionista in ambito alimentare e novanta volte su cento i suoi figli sono parecchio sovrappeso. Per la serie: fattela una domanda ogni tanto.

Io. Non mi conosce quasi nessuno per nome, tranne le mamme degli amichetti di Ale con cui ci vediamo fuori dall’ambito scolastico. Per tutti gli altri l’anno scorso ero “la mamma di quello con gli occhialetti blu della classe dei medi” e adesso sono “la mamma di quello con gli occhiali che è incinta del secondo figlio”. Questo perché sono per la filosofia di vita molto poco condivisa del “chi si fa li cazzi sua torna sano a casa sua”.

Insomma, siamo pronti. Abbiamo lo zaino di Spiderman nuovo fiammante (ma solo perché quello della Tartarughe Ninja era finito), abbiamo scelto il look per il primo giorno : maglietta di Batman, Superman e Lanterna Verde sopra un pantalone della tuta con cavallo basso e imitazione delle converse blu e rossa. Che poi, mi dite chi accidenti è Lanterna Verde??? Abbiamo tanta voglia di vedere gli amici e di farcene di nuovi: delle riunioni, del “programma didattico” e delle mamme stracciaminchia e noi non interessa.

Ai bacilli all’ascolto: non ci avrete. L’estate novembrina appena trascorsa ci ha rafforzato le difese immunitarie, quindi fatevi un favore: girate al largo, che siamo grandi grossi e cattivi. Prendetevela con Lanterna Verde, che lui non se lo caga nessuno…

Di me e della filosofia del badile di gomma

macandjuiceDicono che il primo post su un nuovo blog sia il più difficile. Un po’ come quando vai a una riunione collettiva; non importa di che genere, vanno bene tutte: asilo, elementari, corso pre-parto, corso pre-matrimoniale, alcolisti anonimi… e il capogruppo se ne esce con l’infelicissima idea di chiedere se c’è un volontario tra i presenti per rompere il ghiaccio. Ecco, di solito a quel punto smettono di volare anche le mosche e gente che fino a un attimo prima si sentiva padrona del mondo viene fagocitata da un atavico senso di imbarazzo. A quel punto io tendo a rompermi le palle, alzo la mano e mi faccio avanti. Mica perché abbia chissà cosa da raccontare eh, ma solo perché altrimenti a Natale del 2032 saremmo tutti ancora lì a fissarci le punte dei piedi. Di solito parto seria, ma alla terza frase sono solo stupidaggini. Nel 99% dei casi la gente ride, si rilassa e per cena tutti sono a casa loro. Al che io mi chiedo perché invece della scrittrice semi fallita non mi sia data direttamente al cabaret, che forse avrei fatto più strada.

E invece no, io volevo scrivere romanzi, da grande. Le cose sono due: o sono ancora piccola, o forse così tanto bene non scrivo. O forse la gente ha dei gusti letterari pessimi. Forse ma forse ma sì, c’è sicuramente un concorso di colpa. Io nel frattempo mi guadagno da vivere gestendo le magagne di un’azienda che commercia in alimenti, ho un figlio di quattro anni e uno in forno da circa quattro mesi e mezzo, un marito che se non ce l’avessi non so come farei a divertirmi così tanto, due gatti scemi e una casa grande grande piena di giochi, libri, cd, cibo e bevande alcoliche di ogni genere. E tanta, tantissima polvere che tende ad approfittare del fatto che io non consideri la sua eliminazione una priorità delle mie giornate.

Avevo un blog auto-referenziale in cui amavo prendermi un po’ troppo sul serio (il post-partum del primo figlio gioca sempre orridi scherzi). L’ho chiuso e adesso riparto da qui, dalla mia vita piena di caos, pannolini da cambiare, cene da mettere in tavola, clienti straccia minchia da accontentare, gatti da non scuoiare ogni 3×2 e tante altre cose.

Il modo migliore per affrontare la vita e i suoi alti e bassi è ridere il più possibile. Con me funziona.

Per tutti gli altri, c’è sempre un campo di argilla da zappare e un bel badile di gomma.